lunedì 16 gennaio 2012

MANARA L'ANTIEROTICO

Manara
Gil Elvgren


Hugo Pratt

Se, come insegna Platone, l'erotismo concerne essenzialmente l'esperienza d'amore, esso si distingue dalla pornografia, mera meccanica erotica (per citare Rimbaud), perché nell'erotismo è fondamentale la presenza di un vissuto emotivo, di un rimando a sensazioni legate alla vita, alla sensualità, ai sensi, appunto. Questo è l'argomento cruciale che distingue l'arte erotica dalle raffigurazioni di mero soggetto erotico.  La mostra senese, dedicata a Milo Manara, che ne celebra il talento come “uno dei grandi maestri dell'erotismo”, offre lo spunto per una minima riflessione su una esposizione che mette in luce tutto il grande talento tecnico del pittore di Bolzano, ma che risulta, “eroticamente” parlando, alquanto noiosa.
    Infatti latita nelle opere di Manara quel legame con l'esperienza, quel contatto col reale  proprio dell'erotismo. Le sue figure sono una versione modernizzata delle pin ups americane disegnate da Gil Elvgren e colleghi, una teoria di sweethearts tutte simili, dai corpi perfetti e stereotipati, una carrellata di veline ammiccanti, donne che si differenziano in genere per acconciatura, colore dei capelli e pochi tratti somatici (spesso ispirati a questa modella o quella attrice di grido), seriali prodotti di un immaginario ordinario.  Illuminante è la sezione dove Manara omaggia alcuni grandi artisti del passato, come Tiziano, Rubens, Veronese, Hokusai, Burne-Jones, Munch. Le figure muliebri hanno tutte lo stesso corpo e pose da calendario Pirelli;  dove sono le femmine opime dell'artista fiammingo, le geishe polpose del pittore nipponico che si intravedono dietro paraventi, le algide statue snob del preraffaellita o le adolescenti nervose del norvegese? Paiono tutte uguali, monocordi modellini, belle bamboline di plastica ripetute con infinite varianti. E si stempera in questa banalizzazione del desiderio pret à porter la carica erotica del messaggio artistico, che v'è appunto nell'arte, poiché scaturita dal “vissuto emotivo”.  L'unica donna dall'anatomia non idealizzata, ma reale, in mostra appare in un angolo d'una tavola del 1977 di “Alessio il borghese rivoluzionario”.
    Impietoso appare quindi il confronto con i disegni e gli acquarelli erotici di un vero maestro del genere, quello che Manara definisce suo mentore, Hugo Pratt, anch'essi esposti anni fa a Siena. I corpi femminili di Pratt sono tutti diversi, reali, a volte imperfetti (vedi Venexiana Stevenson dal corpo piatto e dal naso aquilino), poiché l'immaginario erotico del maestro di Malamocco attingeva non a tipi iconografici, ma a donne, non a figurini patinati, bensì a individui; i disegni sgorgano dal suo vissuto; amori, suggestioni, impressioni, fugaci attimi, le sue modelle hanno il fisico e le fattezze di donne reali, con i loro corpi, i loro caratteri, il loro modo (personale e sempre diverso) di esprimere la propria femminilità e il proprio erotismo  (la moglie Gisela Dexter, la cantante Lio, la studentessa americana che darà il suo volto a Banshee, le affascinanti mulatte di Bahia, le prostitute etiopi della giovinezza...); una variopinta ed affascinante carola di corpi, colori, sguardi, ammiccamenti, atmosfere.  E per la medesima ragione i disegni di Manara segnano il passo con l'immaginario d'un altro suo amico/guida: Fellini, ed appaiono manierate versioni di quel rutilante caledoscopio di femmine romagnole dai corpi decadenti (la Gradisca) o di generose veneri primitive quali la tabaccaia di Amarcord.

Piergiacomo Petrioli