“Le magnifiche sorti e progressive!” avrebbe commentato il conte Giacomo visitando l'ennesima, patriottica e, pare, obbligatoria per ogni istituzione, mostra celebrativa per festeggiare l'anniversario dell'Unità italiana, dal titolo L'anima e la musica, conclusasi lo scorso giugno presso il museo senese del Santa Maria della Scala.
L'allestimento si proponeva di ricreare gli ambienti di una casa (direi villa!) ottocentesca e permetteva “di rivivere i personaggi, i quadri, le musiche, le parole legate insieme attorno ai temi del viaggio, del popolo, della nazione, dei notturni, dell'amore”, secondo depliant informativo. Lo stesso foglietto esaltava questa “grande esperienza virtuale”. Ed in effetti pareva di addentrarsi nel set di un film di Visconti, grazie all'eccezionale e bellissimo allestimento di Andrea Milani. Accompagnato dolcemente da una musica d'epoca e soffusa, nella prima sala il visitatore entrava in una biblioteca ottocentesca, con le pareti coperte da gigantografie di scaffali colmi di volumi e vari ritratti di letterati e poeti appesi al muro, fra cui spiccava quello, celeberrimo, di Giuseppe Verdi di Boldini del 1866, presente anche nel catalogo della mostra, ma non in mostra... in effetti si trattava di una riproduzione del dipinto e molte opere eran di fatto virtuali (come da depliant), ovvero fotografie su lightbox in slideshow di vari ritratti da Byron all'Alfieri. Nella seconda sala si veniva accolti in un salotto con balcone dove v'eran paesaggi (i più celebri autori in foto) e, dopo un passaggio nella sala detta “dell'alcova dell'amore” (?! Elisa di Rivombrosa gli fa un baffo...) con opere al chiaro di luna, si giungeva alfine al Corridoio della Storia.
E qui, a parte i soliti noti, come Fattori, brillavano alcuni meno famosi; il non tanto inclito artista polacco Piotr Michalowski con un mediocre Contadino con cappello dal museo Narodowe di Varsavia o il quadretto di genere Circo a Saska Kepa di Franciszek Kostrzewski (pittore di simpatici beoni da osteria), che ritrae un episodio storico fondamentale dell'indipendenza polacca! Quindi una Battaglia di Marengo di Giuseppe Pietro Bagetti dalla Biblioteca Reale di Torino che forse con i moti risorgimentali c'azzecca pochino. Fra le tante opere, tuttavia, appariva un dipinto davvero interessante ed insolito: Garibaldi all'assedio di Roma, eseguito nel 1849 da George Housman Thomas, dalla collezione Apolloni. Chi è questo inglese che simpatizza con la lotta libertaria come tanti suoi connazionali e dipinge in diretta Garibaldi difensore della Repubblica Romana? Dalla mostra e dalla scheda del catalogo nessuna notizia. Eppure sarebbe stato interessante saperne di più. Meno male che c'è Wikipedia che c'informa a posteriori che l'artista londinese, tornato dagli Stati Uniti “nel 1848 fu in visita in Italia, anche con lo scopo di completarvi la sua formazione artistica. Thomas si trattenne in Italia per due anni, durante i quali fu anche a Roma, nel frangente storico dell'assedio francese alla Repubblica Romana, di cui fu diretto testimone. Questa coincidenza gli diede modo di realizzare molti vividi disegni dei principali avvenimenti di quella stagione storica, che Thomas inviò in Inghilterra per la loro pubblicazione sulla Illustrated London News. Tra i soggetti dei suoi disegni vi fu anche Giuseppe Garibaldi, del quale realizzerà in seguito un dipinto”.
Il piccolo catalogo non fornisce molte notizie sui lavori esibiti: nome dell'autore, titolo dell'opera, anno d'esecuzione e tecnica; nessuna scheda, nessuna bibliografia relativa; in mostra nessun pannello esplicativo (bensì scritti poetici ed evocativi). L'utilità scientifica latitava o era davvero ben celata. E questa pare essere la nouvelle vague delle mostre d'arte che riflette il cambiamento della funzione della cultura nella società italiana; in questa nuova concezione tutta virtuale si ha l'impressione che le opere servano solo a creare scenografia (non cambia molto se invece del quadro c'è una sua riproduzione!), prevale l'allestimento sui lavori, il contenitore sul contenuto, l'apparenza sulla sostanza. Esibizione seducente, ma inutile: il visitatore se ne usciva da L'anima e la musica ebbro di suggestioni estetizzanti, ma povero di informazioni storiche, ovvero più beato, ma ugualmente dotto di come fosse entrato.
Piergiacomo Petrioli

